l'Astrofilo novembre-dicembre 2026

NOVEMBRE-DICEMBRE 2026 l’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics. “Le osservazioni di Webb possono aiutarci a compren- dere il legame tra la galassia e il suo nucleo, simile a un ‘piccolo punto rosso’.” Il team ha adottato diversi approcci per confermare che il nucleo rosso e compatto di Saguaro presentasse le caratteristiche tipiche di un LRD pro- totipico. In particolare, i dati di Hub- ble e Webb hanno mostrato che il nucleo è più luminoso sia nell’ultra- violetto che nell’infrarosso rispetto alla luce visibile, proprio come gli LRD distanti. Il team ha inoltre di- stinto con cura la luce emessa dalla galassia ospite da quella del nucleo e ha preso in considerazione l’even- tuale emissione di raggi X prove- niente dalla sorgente. Sebbene la maggior parte dei “pic- coli punti rossi” ad alto redshift non sia rilevabile nei raggi X, l’osservato- rio a raggi X Chandra della NASA ha rilevato una debole emissione di raggi X da Saguaro. “Le osservazioni nei raggi X dimostrano che questa galassia possiede un nucleo galattico attivo, per di più fortemente oscu- rato” , ha affermato Carys Gilbert, studentessa di master presso l’Uni- versità di Città del Capo (Sudafrica) e coautrice dello studio. “Non è solo oscurato, ma anche debole nei raggi X. Questa combinazione potrebbe spiegare l’assenza di emissione di raggi X riscontrata negli altri ‘piccoli punti rossi’. Il tutto si incastra perfet- tamente nel quadro di questa classe di oggetti.” Oltre a dimostrare come la sorgente rossa centrale e compatta di Sagua- ro soddisfi i criteri per essere classifi- cata come “piccolo punto rosso”, il team ha simulato lo spostamento della galassia a un redshift più ele- vato per osservare come tale am- biente galattico apparirebbe se si trovasse nell’universo primordiale. Come previsto, la struttura galattica circostante Saguaro si affievolisce, rendendo visibile solo la brillante sorgente centrale, simile a un LRD. “La nostra teoria è che la maggior parte di queste sorgenti distanti su- bisca l’effetto di questo fenomeno cosmologico, creando un bias osser- vativo” , ha dichiarato Rinaldi. “Sem- plicemente non riusciamo a studiare l’ambiente circostante immediato dei ‘piccoli punti rossi’ ad alto red- shift, poiché le aree circostanti sono troppo deboli per essere osservate, persino con Webb. I ‘piccoli punti rossi’ sono molto più complessi di G li scienziati hanno simulato lo spo- stamento della galassia Saguaro (una spirale a redshift inferiore) verso un redshift più elevato, per osservare come apparirebbe se si trovasse nel- l’universo primordiale. Il suo aspetto compatto e rossastro suggerisce che i “piccoli punti rossi” costituiscano una fase dell’evoluzione di buchi neri super- massicci altamente attivi. [NASA, ESA, CSA, Pierluigi Rinaldi (Steward Obser- vatory); Image Processing: Alyssa Pagan (STScI); Illustration: Leah Hustak (STScI)] quanto suggerisca il loro nome: rap- presentano solo la punta dell’ice- berg, ovvero l’interazione tra un bu- co nero supermassiccio e l’ambiente circostante.” Alla luce del caso studio di Saguaro, il team ipotizza che gli LRD non co- stituiscano una popolazione galat- tica a sé stante, bensì rappresentino una fase transitoria di buchi neri su- permassicci caratterizzati da un’in- tensa attività. Potrebbe questa teo- ria rappresentare il collegamento tra i numerosi “piccoli punti rossi” ad alto redshift osservati da Webb e l’universo locale? Sebbene Saguaro non sia rappresen- tativo di tutti gli LRD, il team sugge- risce che esso costituisca una delle fasi evolutive di queste sorgenti rosse compatte. Per acquisire mag- giore sicurezza, è necessario studiare ulteriormente la galassia Saguaro e cercare altre galassie simili a essa a redshift inferiore. Il team intende inoltre esaminare a fondo la vasta mole di dati d’archivio del telescopio Webb per censire gli LRD e studiare in che modo l’ambiente circostante possa influenzarne l’evoluzione. Questi diversi approcci mirano tutti a ricostruire l’albero genealogico di tali oggetti. ! ASTROFILO l’

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