l'Astrofilo novembre-dicembre 2026
12 NOVEMBRE-DICEMBRE 2026 ASTRO PUBLISHING ASTROFILO l’ ! nalmente ed essere attiva pro- prio nel nostro tempo. Più ragionevole, seppur remo- ta, sembra invece l’evenienza che da qualche parte, su un corpo roccioso o ghiacciato del sistema solare, vi siano i resti inattivi di una tecnologia extra- terrestre, precipitata, atterrata o comunque abbandonata là da chissà quanto tempo. Come è facile immaginare, le super- fici che meglio si presterebbero a preservare vestigia aliene per miliardi di anni sono quelle dei corpi privi di atmosfera, di pro- cessi geologici e di qualunque altro fenomeno in grado di ri- modellare periodicamente gli ambienti superficiali. Un can- didato promettente potrebbe essere Callisto, la seconda più grande luna di Giove. Grande come Mercurio, possiede la su- perficie più vecchia e inalterata del sistema solare; si stima che da circa 4 miliardi di anni la sua crosta ghiacciata e rocciosa sia priva di attività tettonica o vul- canica significativa. Anche Ve- sta e altri asteroidi mostrano super- fici inalterate da miliardi di anni, così come il rovente Mercurio e la Luna, almeno in parte. Proprio il nostro satellite naturale potrebbe essere il target ideale do- ve cercare tecnomarcatori alieni: è vicina, non ha un’atmosfera (ma so- lo una debole esosfera), geologica- mente è quasi del tutto inattiva e l’unico fenomeno che può alterarne la superficie, l’impatto di meteo- roidi, nelle ultime decine di milioni di anni non è stato così intenso da degradare drasticamente le strut- ture superficiali. Anche consideran- do la pioggia quasi costante di mi- crometeoriti e di radiazioni solari, dovranno trascorrere decine di mi- gliaia di anni per cancellare le im- pronte degli astronauti delle mis- sioni Apollo. Per rendere irriconosci- veicoli di rilevamento robotici e le aree di interesse per le fu- ture esplorazioni. Oltre il 98% della superficie lunare è stata ripresa con una risoluzione di appena 100 m/px. Per distin- guere con certezza un ogget- to con una risoluzione di 100 m/px, esso deve avere un’esten- sione minima di 400 o 500 me- tri (circa 4-5 pixel di lato). Se- condo i criteri di interpretazio- ne visiva, un oggetto richiede almeno 2 pixel per essere rile- vato, ma servono da 4 a 6 pixel per l’identificazione certa. Per- tanto, gli oltre 20 milioni di im- magini prese finora da LRO, gran parte delle quali ancora da esaminare, difficilmente po- tranno mostrare artefatti non terrestri, a meno che non ab- biano le dimensioni della USS Enterprise-D di “Star Trek: The Next Generation” Meno pessimistica potrebbe essere la ricerca di tecnologia aliena nello sterminato data- base di immagini prodotto dal Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) della NASA, che ha fotogra- fato con la HiRISE Camera il 2% cir- ca della superficie del pianeta rosso alla massima risoluzione di 0,3 m/px, mentre il restante 98% circa (da 88°N a 88°S) è stato ripreso dalla Context Camera con una risoluzione di circa 0,6 m/px. L’ambiente mar- ziano è però molto più dinamico di quello lunare, ed eventuali artefatti extraterrestri di dimensioni ridotte potrebbero essere sepolti o erosi da- gli agenti atmosferici in tempi più o meno lunghi. Tutto considerato, difficilmente la provocatoria ipotesi di Lazio potrà essere confutata prima di aver foto- grafato in dettaglio ed esaminato con cura tutte le superfici solide del sistema solare, un’impresa che po- trebbe richiedere molti decenni o addirittura secoli. J oe Lazio si gode un momento di relax durante la partecipazione all’International Pulsar Timing Array a Banff, Calgary, Canada. [Scott Ransom] bile un’eventuale tecnologia aliena grande come lo stadio di ascesa del Lunar Excursion Module (meno di 5 metri di larghezza, per poco più di 2 tonnellate) sono invece necessarie diverse decine di milioni di anni, a meno che non venga colpita prima da un grosso meteoroide, circostan- za piuttosto improbabile. La Luna è dunque il posto da cui partire alla ricerca di evidenze di un’altra civiltà tecnologica. Il com- pito può apparire relativamente fa- cile, poiché il Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) della NASA, in orbita lunare dal 2009 e tuttora piena- mente operativo, può fotografare la superficie lunare con una risolu- zione massima di 0,5 m/px. Pecca- to che quel limite sia stato sfruttato unicamente per riprendere i siti di atterraggio delle missioni Apollo, i
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