l'Astrofilo maggio-giugno 2026
5 ASTRO PUBLISHING stella si fosse effettivamente affievo- lita alle lunghezze d’onda infrarosse. NIRES è ottimizzato per lo studio di sorgenti infrarosse estremamente deboli ed è particolarmente adatto a sondare i resti stellari polverosi. I dati hanno posto importanti limiti alla temperatura, alla composizione e all’evoluzione del materiale rima- sto dopo la scomparsa della stella, inclusa la debole emissione del ma- teriale espulso dalla stella, contri- buendo a escludere spiegazioni al- ternative come una supernova inso- lita o la variabilità stellare intrinseca. “È stato solo grazie alla sensibilità di Keck nel vicino infrarosso che ab- biamo potuto confermare che la stella si era effettivamente affievo- lita a tutte le lunghezze d’onda” , ha affermato De. “Anche con NIRES, la sorgente è stata a malapena rile- vata, il che ci ha permesso di esclu- dere i normali indizi di variabilità stellare o di oscuramento da polvere e ha rafforzato l’ipotesi che la stella fosse effettivamente scomparsa.” Le osservazioni di Keck sono state analizzate insieme ai dati prove- nienti da telescopi spaziali e da altre strutture presenti al suolo, nell’am- bito di una campagna coordinata multi-lunghezza d’onda. Gli astronomi sanno da tempo che i buchi neri hanno origine da stelle massicce, ma le prove osservative di- rette di questa trasformazione sono state finora scarse. Sebbene le rile- vazioni di onde gravitazionali ab- biano svelato fusioni di buchi neri in tutto l’universo, non mostrano co- me questi buchi neri si siano inizial- mente formati. Solo un altro evento di collasso diretto è stato segnalato in precedenza, ma era significati- vamente più distante e debole, la- sciando incerta la sua interpreta- zione. La relativa vicinanza della ga- lassia di Andromeda e la qualità dei dati disponibili rendono M31-2014- DS1 un caso particolarmente interes- sante. “Sappiamo da tempo che i buchi neri devono provenire dalle stelle” , ha affermato Morgan Mac- Leod, docente di astronomia all’Uni- versità di Harvard e coautore dello studio. “Grazie a eventi come que- sto, possiamo osservarli in prima persona e, nel farlo, impariamo mol- tissimo su come funziona questo processo.” I risultati suggeriscono che il collasso diretto potrebbe es- sere un esito più comune per le stelle massicce di quanto si pensas- se in precedenza. Si prevede che fu- ture indagini a infrarossi, in com- binazione con strumenti di osserva- zione al suolo sensibili come l’Osser- vatorio Keck, scopriranno ulteriori esempi e chiariranno le condizioni fisiche che determinano la fine della vita delle stelle massicce. MAY-JUNE 2026 U n guscio di gas e polvere denso (rosso) espulso dagli strati ester- ni di una stella mentre il suo nucleo collassa in un buco nero. Le regioni interne mostrano una sfera di gas ri- scaldato che continua a cadere nel buco nero, nascosto all’interno del gas incandescente. [Keith Miller, Cal- tech/IPAC – SELab] !
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