l'Astrofilo settembre-ottobre 2026
47 SETTEMBRE-OTTOBRE 2026 ASTRO PUBLISHING Q uest’altra immagine mostra parte dello spettro della cometa interstellare 3I/ATLAS, catturato tra il 6 e il 26 dicembre 2025 con lo strumento UVES del VLT. Utilizzando UVES, gli astronomi hanno studiato le firme spettrali del cia- nuro, una molecola composta da un atomo di carbonio e uno di azoto. Più preci- samente, hanno analizzato i rapporti isotopici: le quantità relative delle diverse forme degli stessi atomi. Questi rapporti sono sensibili alle condizioni in cui si è formata la cometa 3I/ATLAS e non si prevede che cambino signifi- cativamente durante il suo percorso nello spa- zio. Lo spettro qui mostrato contiene carat- teristiche spettrali prodotte dal 12 C, un isotopo del carbonio con 6 protoni e 6 neutroni, e dal 13 C, che ne ha invece 7. Queste caratteristiche sono molto deboli, ma gli astronomi cono- scono le precise regioni di lunghezza d’onda in cui cercarle nello spettro della cometa. Som- mando diverse di queste regioni di lunghezza d’onda si riduce il rumore, facendo risaltare le caratteristiche reali. Il team ha effettuato misu- razioni simili con due isotopi dell’azoto, 14 N e 15 N. Confrontando i rapporti 12 C/ 13 C e 14 N/ 15 N con quelli misurati nelle comete del sistema solare e nei dischi di materiale at- torno alle giovani stelle, il team ha concluso che 3I/ATLAS si è probabilmente formata nella periferia del disco attorno a una stella più vecchia del Sole. [ESO/C. Opitom, J. Manfroid et al. Comet image: O. Hainaut] ! Mentre per i primi due oggetti inter- stellari era stato difficile misurare la composizione (nel primo gli astro- nomi non rilevarono gas e il secondo era troppo debole), per 3I/ATLAS la situazione si è presentata diversa. Grazie alla luminosità senza prece- denti dell’oggetto, Opitom, Man- froid, Hutsemékers e il loro team so- no stati in grado di misurare i rap- porti isotopici della cometa: le quan- tità relative delle diverse forme dello stesso elemento. Utilizzando lo stru- mento UVES del VLT dell’ESO, il team ha misurato i rapporti degli isotopi di carbonio e azoto nelle molecole di cianuro presenti nel gas attorno alla cometa. Questi rapporti sono noti per essere un buon indicatore del- l’origine di una cometa, poiché sono molto sensibili alle condizioni fisi- che dell’ambiente di formazione e non ci si aspetta che cambino molto durante il viaggio della cometa nello spazio. “A differenza delle comete del nostro sistema solare, questo vi- sitatore interstellare presenta rap- porti isotopici di carbonio e azoto insolitamente elevati” , spiega Ara- vind Krishnakumar, ricercatore pres- so l’Università di Liegi e coautore del nuovo studio. Uno studio simile, condotto da Mar- tin Cordiner, presso il Goddard Space Flight Center della NASA e pubbli- cato alla fine di giugno su Nature , ha rilevato un rapporto isotopico di carbonio analogo, nonché livelli ele- vati di deuterio, chiamato anche idrogeno pesante. Lo studio ha uti- lizzato i dati del telescopio spaziale Webb. Nel complesso, i risultati del team di Opitom indicano che la co- meta si è probabilmente formata nelle regioni esterne attorno a una vecchia stella a bassa metallicità. Una stella a bassa metallicità è una stella con pochi elementi più pesanti dell’elio nella sua composizione, che si ritiene si sia formata quando l’uni- verso era molto più giovane e meno ricco di elementi chimici rispetto ad ora. Il team sospetta, quindi, che 3I/ATLAS abbia avuto origine attor- no a una stella molto più vecchia del Sole. “3I/ATLAS rappresenta un’op- portunità davvero entusiasmante per studiare la composizione di un altro sistema planetario, formatosi molto prima che il nostro Sole e il si- stema solare esistessero” , afferma la co-autrice Rosemary Dorsey, ricerca- trice presso l’Università di Helsinki, in Finlandia. Le prove fornite dagli studi dei di- versi team indicano che 3I/ATLAS ha più del doppio dell’età del Sole. Man mano che 3I/ATLAS si allontana dal Sole e diventa progressivamente più debole, anche le sue osservazioni al VLT si stanno avvicinando alla fine. Il futuro Extremely Large Telescope (ELT) dell’ESO consentirà misurazioni simili per futuri oggetti interstella- ri, inclusi quelli meno luminosi di 3I/ATLAS. “Il campo degli oggetti in- terstellari è ancora molto giovane e non sappiamo davvero cosa aspet- tarci. Ogni volta che ne viene scoper- to uno nuovo, ci sono nuove sorpre- se” , conclude Opitom. ASTROFILO l’
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