l'Astrofilo maggio-giugno 2026
35 MAY-JUNE 2026 ASTRO PUBLISHING stella progenitrice nelle immagini ri- prese da MIRI (Mid-Infrared Instru- ment) e dalla NIRCam (Near-Infrared Camera) di Webb nel 2024. Si è così scoperto che la stella appariva sor- prendentemente rossa, un’indicazio- ne che era circondata da polvere che bloccava le lunghezze d’onda più corte e quindi più blu della luce. “È la supergigante rossa più rossa e polve- rosa che abbiamo mai visto esplode- re come supernova” , ha dichiarato Aswin Suresh, dottorando e coautore dello studio, anch’egli della Northwe- stern University. Quell’eccesso di polvere potrebbe contribuire a spiegare un problema di lunga data in astronomia, che po- trebbe essere descritto come il caso delle supergiganti rosse mancanti. Gli astronomi si aspettano che le stelle più massicce che esplodono come su- pernove siano anche le più brillanti e luminose. Pertanto, dovrebbero es- sere facili da identificare nelle imma- gini pre-supernova. Tuttavia, non è stato così. Una possibile spiegazione è che le stelle più massicce e invec- chiate siano anche le più ricche di pol- vere. Se circondate da grandi quan- tità di polvere, la loro luce potrebbe essere attenuata al punto da diven- tare impercettibile. Le osservazioni del telescopio Webb della supernova 2025pht supportano tale ipotesi. “Ho sempre sostenuto questa interpreta- zione, ma nemmeno io mi aspettavo di vederla in modo così estremo co- me nel caso della supernova 2025pht. Spiegherebbe perché le supergiganti più massicce non vengono rilevate, dato che tendono ad essere più ricche di polvere” , ha affermato Kilpatrick. Il team è rimasto sorpreso non solo dalla quantità di polvere, ma anche dalla sua composizione. L’applica- zione di modelli computerizzati alle osservazioni di Webb ha indicato che la polvere è probabilmente ricca di carbonio, mentre gli astronomi si sa- rebbero aspettati una composizione più ricca di silicati. Il team ipotizza che questo carbonio possa essere stato “dragato” dall’interno della stella poco prima della sua esplo- sione. “Avere osservazioni nel medio infrarosso è stato fondamentale per definire il tipo di polvere che stava- mo osservando” , ha spie- gato Suresh. Il team sta ora lavorando alla ricerca di supergiganti rosse simili che potrebbero esplodere come supernove un domani. Le osservazio- ni del futuro telescopio spaziale Nancy Grace Ro- man della NASA potreb- bero essere d’aiuto in que- sta ricerca. Roman avrà la risoluzione, la sensibilità e la copertura di lunghezze d’onda infrarosse neces- sarie non solo per osserva- re queste stelle, ma anche potenzialmente per assi- stere alla loro variabilità quando “eruttano” gran- di quantità di polvere ver- so la fine della loro esi- stenza. ! P agina precedente: l’immagine principale a sinistra mostra una veduta combinata di Webb e Hubble della galassia a spirale NGC 1637. I pannelli sulla destra mostrano una veduta dettagliata di una stella su- pergigante rossa prima e dopo l’esplosione. Prima dell’esplosione, non è visibile a Hubble, ma solo a Webb. Hubble mostra le conseguen- ze luminose dell’esplosione. [NASA, ESA, CSA, STScI, Charles Kil- patrick (Northwestern), Aswin Su- resh (Northwestern); Image Proces- sing: Joseph DePasquale (STScI)] le loro risorse a questa nuova super- nova, denominata 2025pht, per sa- perne di più. Ma un team di scienzia- ti si è invece rivolto agli archivi, cer- cando di utilizzare immagini pre-su- pernova per identificare con preci- sione quale stella, fra le tante, fosse esplosa. E ci sono riusciti. Le immagini della galassia NGC 1637 scattate dal telescopio spaziale Webb hanno mostrato una singola stella supergigante rossa situata e- sattamente dove ora brilla la super- nova. È la prima rilevazio- ne pubblicata di un pro- genitore di supernova da parte di Webb. I risultati sono usciti su The Astro- physical Journal Letters . “Aspettavamo da tempo che accadesse: che una su- pernova esplodesse in una galassia già osservata da Webb. Abbiamo combina- to i dati di Hubble e Webb per caratterizzare comple- tamente questa stella per la prima volta” , ha affer- mato l’autore principale Charlie Kilpatrick, della Northwestern University. Allineando attentamente le immagini di NGC 1637 acquisite da Hubble e Webb, il team è stato in grado di identificare la D ue dei telescopi di 14 centimetri di diametro utilizzati per l’All Sky Automated Survey for Supernovae (ASAS-SN), una rete di telescopi automatizzati guidata dalla Ohio State Univer- sity che osserva l’intero cielo ogni notte. ASAS-SN è composta da 20 telescopi automatizzati distribuiti in tutto il mondo che, combinati, producono migliaia di immagini ogni notte per indi- viduare oggetti fino a 50000 volte più deboli di quanto l’occhio umano possa vedere. [Wayne Rosing]
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