l'Astrofilo marzo-aprile 2026

29 MARZO-APRILE 2026 ASTRO PUBLISHING vicino al centro proveniva dai de- flussi. Per testare questa teoria, gli astronomi avevano bisogno di due cose: la capacità di filtrare la luce stellare che in precedenza impediva un’analisi più approfondita e la ca- pacità di distinguere le emissioni in- frarosse del toro da quelle dei de- flussi. Webb, sufficientemente sensi- bile e tecnologicamente sofisticato per affrontare entrambe le sfide, era indispensabile per far progredire la nostra comprensione. Per osservare il centro di Circinus, Webb aveva bisogno dello strumento Aperture Masking Interferometer sul suo strumento NIRISS (Near-Infrared Imager and Slitless Spectrograph). Sulla Terra, gli interferometri di solito si presentano come schiere di tele- scopi: specchi o antenne che lavorano insieme come se fossero un unico te- lescopio. Un interferometro fa que- sto raccogliendo e combinando la lu- ce proveniente da qualsiasi sorgente verso cui è puntato, facendo sì che le onde elettromagnetiche che com- pongono la luce “interferiscano” tra loro (da qui il nome “interferome- tro”) creando figure di interferenza. Queste figure possono essere analiz- zate dagli astronomi per ricostruire le dimensioni, la forma e le caratteristi- che di oggetti distanti con un detta- glio molto maggiore rispetto alle tecniche non interferometriche. L’Aperture Masking Interferometer permette a Webb di trasformarsi in una schiera di telescopi più piccoli che lavorano insieme come un inter- ferometro, creando autonomamente queste figure di interferenza. Ciò av- viene utilizzando una speciale aper- tura composta da sette piccoli fori esagonali che, come in fotografia, controllano la quantità e la direzione della luce che entra nei rivelatori del telescopio. “Questi fori nella ma- schera si trasformano in piccoli collet- tori di luce che guidano la luce ver- so il rivelatore della fotocamera e creano un pattern di interferenza” , Q uesto video con zoom mostra la posizione della Galassia Circinus nel cielo. Inizia con una foto da Terra della costellazione del Circinus scattata dal com- pianto astrofotografo Akira Fujii. Il video si avvicina poi alla Galassia Circinus, utilizzando le immagini della Digitized Sky Survey e della Dark Energy Survey Camera del telescopio Víctor M. Blanco di 4 metri dell’Osservatorio Interameri- cano di Cerro Tololo. Il video si sofferma sull’immagine della galassia in luce visi- bile del telescopio spaziale Hubble, per poi ingrandirsi ulteriormente sull’immagi- ne del nucleo della galassia ottenuta da NIRISS (Near-Infrared Imager and Slitless Spectrograph) del telescopio spaziale Webb, nella luce del vicino infrarosso. [NASA, ESA, CSA, Alyssa Pagan (STScI); Ack.: CTIO, NSF’s NOIRLab, DSS, Akira Fujii] https://science.nasa.gov/asset/webb/circinus-galaxy-zoom/ ha spiegato Joel Sanchez-Bermudez, coautore presso l’Università Nazio- nale del Messico. Con i nuovi dati a disposizione, il team di ricerca è stato in grado di costruire un’immagine a partire dai pattern di interferenza della regione centrale. Per riuscirci, hanno fatto riferimento ai dati di os- servazioni precedenti per garantire che quelli provenienti dal telescopio Webb fossero privi di artefatti. Il tut- to ha portato alla prima osserva- zione extragalattica con un interfe- rometro a infrarossi nello spazio. “Utilizzando una modalità di ima- ging avanzata della fotocamera, pos- siamo effettivamente raddoppiare la sua risoluzione su un’area più piccola del cielo” , ha affermato Sanchez- Bermudez. “Questo ci permette di vedere immagini due volte più ni- tide. Invece del diametro di 6,5 metri di Webb, è come se stessimo osser- vando quella regione con un telesco- pio spaziale di 13 metri.” I dati hanno mostrato che, contraria- mente ai modelli che prevedevano che l’eccesso infrarosso provenisse dai deflussi, circa l’87% delle emis- sioni infrarosse in arrivo dalla pol- vere calda di Circinus emerge dalle aree più vicine al buco nero, mentre meno dell’1% delle emissioni è attri- buibile ai deflussi di polvere calda. Il restante 12% proviene da distanze maggiori che in precedenza non po- tevano essere distinte. “È la prima volta che una modalità ad alto contrasto di Webb viene uti- lizzata per osservare una sorgente extragalattica” , ha affermato Julien Girard, coautore dell’articolo e ri- cercatore senior presso lo Space Te- lescope Science Institute. “Speriamo che il nostro lavoro ispiri altri astro- nomi a utilizzare la modalità AMB per studiare strutture polverose deboli, ma relativamente piccole, nelle vicinanze di qualsiasi oggetto luminoso.” ASTROFILO l’ !

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