l'Astrofilo marzo-aprile 2026
27 MARZO-APRILE 2026 ASTRO PUBLISHING rando modelli di Circinus con quanti più dati possibile. “Per studiare il buco nero supermassiccio, pur non riuscendo a risolverlo, hanno dovuto calcolare l’intensità totale della re- gione interna della galassia su un ampio intervallo di lunghezze d’onda e poi inserire tali dati nei modelli” , ha affermato l’autore principale Enrique Lopez-Rodriguez, dell’Università del- la Carolina del Sud. I primi modelli si adattavano agli spettri di regioni spe- cifiche, come le emissioni del toro, quelle del disco di accrescimento più vicino al buco nero o quelle dei de- flussi, ciascuna rilevata a determinate lunghezze d’onda della luce. Tutta- via, poiché la regione non poteva es- sere risolta nella sua interezza, questi modelli lasciavano interrogativi a di- verse lunghezze d’onda. Ad esempio, alcuni telescopi potevano rilevare un eccesso di luce infrarossa, ma non a- vevano la risoluzione necessaria per determinarne esattamente la prove- nienza. “Sin dagli anni ‘90, non è sta- to possibile spiegare l’eccesso di e- missioni infrarosse provenienti dalla polvere calda nei nuclei delle galassie attive, il che significa che i modelli prendono in considerazione solo il toro o i deflussi, ma non possono spiegare tale eccesso” , ha affermato Lopez-Rodriguez. Tali modelli ave- vano rivelato che la maggior parte dell’emissione (e quindi della massa) ASTROFILO l’ Q uesto concept artistico raffigura il motore interno della Galassia Circinus. Al centro si trova il buco nero supermassiccio, mostrato come un nucleo lu- minoso e compatto. Non si vede il buco nero in sé, ma l’intenso bagliore della materia che si riscalda mentre si avvolge a spirale verso l’interno. Attorno al centro si trova uno spesso disco di gas e polvere a forma di ciambella (il toro). In Circinus, questo toro, largo circa 16 anni luce, è otticamente denso, il che significa che la luce visibile non può penetrarlo. L’illustrazione sottolinea che questa struttura polverosa è più luminosa vicino al buco nero, in linea con la più recente scoperta del telescopio spaziale Webb, secondo cui la maggior parte della luce proviene dalla polvere calda che alimenta il buco nero, anziché essere spaz- zata via. I fasci stretti e luminosi che si dirigono verso l’esterno rappre- sentano i getti, flussi di materia energizzata lanciati perpendico- larmente al disco. Il tenue e ovattato bagliore che cir- conda ogni cosa rappre- senta la galassia circo- stante e la materia dif- fusa. [NASA, ESA, CSA, Ralf Crawford (STScI)]
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