l'Astrofilo gennaio-febbraio 2026

23 GENNAIO-FEBBRAIO 2026 bonio all’interno del disco del pia- neta, tra cui acetilene (C 2 H 2 ) e ben- zene (C 6 H 6 ). Questa chimica ricca di carbonio è in netto contrasto con la chimica osservata nel disco attorno alla stella madre, dove i ricercatori hanno trovato acqua ma nessun car- bonio. La differenza tra i due dischi offre la prova della loro rapida evo- luzione chimica nell’arco di soli 2 mi- lioni di anni. Da tempo si ipotizza che un disco circumplanetario sia il luogo di nascita delle quattro lune principali di Giove. Questi satelliti galileiani devono essersi condensati miliardi di anni fa da un disco appiat- tito, come dimostrano le loro orbite complanari attorno a Giove. Le due lune galileiane più esterne, Gani- mede e Callisto, sono composte per il 50% da ghiaccio d’acqua, ma pre- sumibilmente hanno nuclei rocciosi, forse di carbonio o silicio. “Vogliamo saperne di più su come il nostro si- stema solare ha formato le lune. Ciò significa che dobbiamo osservare al- tri sistemi ancora in fase di forma- zione. Stiamo cercando di capire co- me funziona tutto” , ha detto Cugno. “Come si formano queste lune? Qua- li sono i loro ingredienti? Quali pro- cessi fisici sono in gioco e in quali sca- le temporali? Webb ci permette di assistere alla formazione delle lune e di indagare tali questioni osservati- vamente per la prima volta” . Nel prossimo anno, il team utilizze- rà Webb per condurre un’indagine completa di oggetti simili, al fine di comprendere meglio la diversità del- le proprietà fisiche e chimiche nei di- schi attorno ai pianeti giovani. R appresentazione artistica di un disco di polvere e gas che circonda il giovane esopianeta CT Cha b, a 625 anni luce dalla Terra. I dati spet- troscopici del telescopio spaziale Webb suggeriscono che il disco con- tenga le materie prime per la formazione di lune: diacetilene, acido cianidrico, propino, acetilene, etano, anidride carbonica e benzene. Il pianeta appare in basso a destra, mentre la stella madre col suo disco circumstellare sono visibili sullo sfondo. [NASA, ESA, CSA, STScI, Ga- briele Cugno (University of Zürich, NCCR PlanetS), Sierra Grant (Carnegie Institution for Science), Joseph Olmsted (STScI), Leah Hustak (STScI)] scoperto da Webb non fa parte del più ampio disco di accrescimento at- torno alla stella centrale. I due og- getti distano 74 miliardi di chilometri. Osservare la formazione di pianeti e lune è fondamentale per compren- dere l’evoluzione dei sistemi plane- tari nella nostra galassia. Probabil- mente, le lune superano in numero i pianeti e alcune potrebbero essere habitat per la vita come la conoscia- mo; ma stiamo solo ora entrando in un’era in cui possiamo assistere alla loro formazione. Questa scoperta fa- vorisce una migliore comprensione della formazione di pianeti e lune, affermano i ricercatori. I dati di Webb sono preziosissimi per fare confronti con la nascita del nostro sistema so- lare, avvenuta oltre 4 miliardi di an- ni fa. “Possiamo osservare le tracce del disco attorno al pia- neta e studiarne la chimica per la prima volta. Non stia- mo solo assistendo alla for- mazione di una luna, ma an- che alla formazione di questo pianeta” , ha affermato Sierra Grant, co-autrice principale dello studio, della Carnegie Institution for Science di Wa- shington. “Stiamo osservando quale materiale si sta accu- mulando per costruire il pia- neta e le sue lune” , ha ag- giunto Gabriele Cugno, co- autore principale dello studio, dell’Università di Zurigo e membro del National Center of Competence in Research PlanetS. Le osservazioni infra- rosse di CT Cha b sono state effettuate con lo spettrografo a me- dia risoluzione MIRI di Webb. Un primo sguardo ai dati d’archivio ha rivelato tracce di molecole all’in- terno del disco circumplanetario, il che ha spinto a un’analisi più appro- fondita. Poiché il debole segnale del pianeta è nascosto dal bagliore della stella madre, i ricercatori hanno do- vuto distinguere la luce della stella da quella del pianeta utilizzando me- todi ad alto contrasto. “Abbiamo os- servato delle molecole nella posizio- ne del pianeta. Sapevamo che c’era qualcosa lì dentro e che valeva la pe- na scavare e dedicare un anno a cer- care di estrarre dai dati. Ci è voluta davvero molta perseveranza” , ha detto Grant. Alla fine, il team ha sco- perto sette molecole contenenti car- ASTROFILO l’ !

RkJQdWJsaXNoZXIy MjYyMDU=