Ancora
sorprese
da Titano


La missione Cassini nel sistema di Saturno, che vede coinvolta l'Agenzia Spaziale Italiana, ha collezionato un nuovo importante risultato: è stato caratterizzato l'interno di Titano e si è dedotto che la sua formazione ha seguito delle modalità piuttosto eccezionali.
Per capire come è composto internamente un corpo planetario è necessario misurare le variazioni di gravità dal medesimo esercitate sulle sonde (o su corpi naturali) che transitano nelle sue prossimità. La Cassini ha offerto più volte l'occasione per mettere in pratica questa tecnica, e in particolare ci sono stati 4 flyby in cui la sonda è giunta a meno di 2000 km da Titano. In quelle occasioni le antenne del Deep Space Network hanno misurato ogni minima variazione di orbita della sonda, con una precisione di 5 millesimi di millimetro per secondo, come precisato da Luciano Iess, del "Cassini radio science team" dell'Università "La Sapienza" di Roma.
Dai risultati, pubblicati su Science di oggi, si evince che il più grande satellite di Saturno non ha una struttura interna nettamente diversificata, come invece accade per molti altri suoi simili, che mostrano una seprazione fra elementi pesanti, ad esempio rocce, ed elementi leggeri, come i ghiacci di varia natura. Titano è piuttosto una mescola uniforme di roccia e ghiacci (essenzialmente ghiaccio di metano) e solamente negli strati più esterni, spessi qualche centinaio di km, è stata rilevata una prevalenza di ghiacci.
La non accentuata diversificazione della struttura interna di Titano suggerisce che il satellite si sia formato più lentamente degli altri corpi planetari del sistema solare. Diversamente, il rapido aggregarsi di materiale avrebbe innalzato le temperature e quindi separato rocce e ghiacci. Si stima che Titano abbia terminato il proprio accrescimento in oltre 1 milione di anni, quindi in ritardo rispetto alla media, un risultato davvero inatteso.
Secondo i ricercatori, non si può comunque escludere che ad una certa profondità nell'interno del satellite, dove la pressione degli strati superiori è sufficiente a innalzare quanto basta la temperatura, possa trovarsi un'oceano di metano liquido, che sarebbe parte fondamentale di quel ciclo "idrologico" recentemente scoperto su Titano e basato proprio sul metano. Ma per avere conferme della presenza dell'oceano sotterraneo sarà necessario rilevare gli effetti mareali indotti su di esso da Saturno, un'impresa non semplice, che però il team della Cassini si è già posto come prossimo obiettivo da raggiungere.


Credit: ASI, ESA, NASA
 
    
Autore: Michele Ferrara