Chiare, fresche e
marziane acque...

Che siano chiare non c'è dubbio: mai prima d'ora le si era individuate così chiaramente. Fresche anche, essendo ghiacciate. Evidentemente marziane, essendo state mappate dal Shallow Radar del Mars Reconnaissance Orbiter, strumento realizzato dalla Thales Alenia Space per l'Agenzia Spaziale Italiana e gestito dall'Università "La Sapienza" di Roma (ed ecco che non guasta il malcelato riferimento a un noto italico componimento).
La mappa qui riportata è stata uno dei pezzi forti della recentissima 41st Lunar and Planetary Science Conference tenutasi presso Houston. A presentarla il team di ricercatori guidato da Jeffrey Plaut, del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, California. E' la composizione di oltre 250 rilevamenti radar effettuati a medie latitudini nell'emisfero nord di Marte, entro una regione accidentata nota col nome di
Deuteronilus Mensae.
Con una tonalità di blu sono indicati depositi di ghiaccio sotterraneo che si estendono per centinaia di chilometri e che sono principalmente distribuiti alla base di scarpate, all'interno di valli e crateri, insomma in luoghi dove era più facile che rimanesse del ghiaccio (d'acqua, soprattutto) durante l'epoca in cui Marte iniziò a inaridirsi a causa dell'evaporazione dell'atmosfera originaria.
I depositi di ghiaccio ancora presenti si sono preservati in quanto ricoperti da strati di sabbia e pietrisco, uno schermo che li ha difesi dall'azione dell'atmosfera residua. Si valuta che queste riserve di ghiaccio siano una parte consistente del totale di ghiaccio non polare presente su Marte.
Se verosimilmente, come accade sulla Terra, anche su Marte i depositi di ghiaccio conservano testimonianze della storia pregressa del pianeta, è intuibile l'importanza di un'eventuale missione robotica in grado di effettuare carotaggi in quei siti e di analizzare la stratificazione. Un'occasione che le agenzie spaziali sapranno cogliere non appena possibile.


Credit: NASA, JPL, ASI
 
    
Autore: Michele Ferrara