I foraminiferi inchiodano Chicxulub

Sul numero odierno di Science sono stati presentati alcuni lavori fondamentali nella definitiva attribuzione dell'estinzione di massa di 65 milioni di anni fa all'asteroide che cadde al largo della penisola dello Yucatan e che formò il cratere sottomarino Chicxulub, largo circa 180 km.
Era il 1980 quando Luis e Walter Alvarez (padre e figlio, uno fisico l'altro geologo) avanzarono l'ipotesi impatto suffragandola con il ritrovamento, prima in Italia e poi in diverse altre parti del mondo, di un'insolità abbondanza di iridio in strati sedimentari coincidenti con la fine del Cretaceo. L'iridio è piuttosto raro nella crosta terrestre ma, in proporzione, molto abbondante negli asteroidi. La disintegrazione, e successiva dispersione delle ceneri, di uno di essi in un impatto con la Terra avvenuto 65 milioni di anni fa, avrebbe spiegato l'eccesso di iridio e suggerito perché numerosissime specie animali e vegetali (fra il 50% e il 70%) si fossero estinte proprio in quel periodo.
Per 30 anni varie altre ipotesi hanno tentato di sottrarre a quella dell'impatto il ruolo di interpretare quell'estinzione di massa. Una in particolare, quella di un eccesso di vulcanismo, con conseguente oscuramento dell'atmosfera e raffreddamento del globo, è stata in auge per qualche tempo, ma ora è più che altro considerata una concausa nemmeno troppo rilevante.
In realtà, e a dirlo sono le prove raccolte in ambiti scientifici diversi da 41 ricercatori di 12 nazioni, fra i quali il paleoceanografo Richard Norris, della prestigiosa Scripps Institution of Oceanography di San Diego, a provocare l'estinzione di massa nota come K-Pg (Cretaceous-Paleogene) fu proprio l'asteroide precipitato nell'attuale Golfo del Messico. Le prove risiedono in oltre 350 carotaggi effettuati nel tempo in vari punti del pianeta, inclusi i fondali marini, dai quali risulta che negli strati corrispondenti alla K-Pg sono presenti, oltre all'immancabile iridio, diversi minerali e composti di vario genere che si originano unicamente in presenza di elevatissime pressioni, e il fatto più importante è che la loro abbondanza cresce sistematicamente avvicinandosi a Chicxulub.
Ma ancor più sorprendente è la repentina variazione delle dimensioni dei fossili, foraminiferi su tutti (vedi foto in alto), che si nota passando dagli strati della K-Pg a quelli immediatamente successivi: le condizioni di vita critiche causate dall'impatto hanno evidentemente favorito gli organismi più piccoli, dal breve ciclo vitale e meno esigenti dal punto di vista alimentare.
Si è inoltre dimostrato che le catene alimentari basate sui microorganismi, come il plancton, sono state totalmente annullate, mentre si sono salvate quelle alla cui base c'era il riutilizzo di forme di vita in decomposizione. Il repentino (qualche secolo) avvicendamento di diverse forme di vita e il loro concorrere a creare gli strati sedimentari ha persino influito sulla colorazione di questi ultimi.
Come dice Norris, tutte queste prove prese nella loro completezza non sono una "pistola fumante" sono piuttosto un "cannone fumante"!


Credit: Scripps Institution of Oceanography, Science
 
    
Autore: Michele Ferrara