Costante di Hubble prossima a 70


Non c'era stata finora costante più incostante della costante di Hubble, quel numero fondamentale che esprime la rapidità con cui l'universo si sta espandendo e che ci permette di calcolarne età e dimensioni. Negli ultimi decenni, le innumerevoli ricerche che si sono occupate di quantificarlo con precisione hanno trovato valori oscillanti da poche decine di unità a oltre 100, rendendolo di fatto pressoché inutilizzabile.
In attesa di una valida soluzione al problema, sono state nel frattempo seguite altre vie, come quella della misura delle distanze delle lontane supernovae (affetta però dall'azione acceleratrice dell'energia oscura) e quella dello studio dell'anisotropia della radiazione di fondo, metodi che hanno permesso di stabilire un'età ben precisa per il nostro universo (si veda la news del 6 febbraio).
Utilizzando i dati noti per calibrare le complesse equazioni che concorrono a determinare H
0 (HZERO è la sigla che identifica la costante di Hubble) e applicandole alle osservazioni fotometriche condotte tramite l'HST sull'oggetto B1608+656, è stato recentemente possibile stimare il valore di H0 con una precisione sufficiente a renderlo finalmente un potente strumento di misurazione nelle mani degli astrofisici.
A renderlo noto è l'Astrophysical Journal, nella sua edizione del 1° marzo, dove compare un lavoro firmato da numerosi ricercatori di diversi istituti statunitensi e tedeschi. Il team ha determinato per H
0 un valore di 70,6 +/- 3,1 km s-1 Mpc-1 analizzando i ritardi nelle variazioni dei segnali luminosi di quattro immagini della medesima galassia (lettere rosse nell'immagine) distorta dall'azione di una lente gravitazionale formata da galassie a noi più vicine e poste sulla medesima linea visuale (al centro dell'immagine). L'insieme è noto, appunto, con la sigla B1608+656.
Considerando che la stima finora più attendibile era quella ricavata dalle osservazioni condotte con WMAP, H
0 = 69,7 +/- 4,9 km s-1 Mpc-1, è ormai evidente come il valore definitivo oscilli attorno a 70. In conclusione, un ulteriore passo in avanti che ci permetterà di misurare con maggiore precisione l'influenza dell'energia oscura sulla materia visibile.


Credit: KIPAC, Astrophysical Journal
 
    
Autore: Michele Ferrara