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Per una trentina di anni i planetologi si sono
interrogati sulle differenti strutture interne di Ganimede e Callisto, i
due più grandi satelliti di Giove, molto simili per quanto riguarda le
dimensioni (5276 e 4820 km di diametro), ma decisamente diversi per quanto riguarda l'aspetto
superficiale e ancor più per la costituzione interna. Prima le sonde Voyager e poi la Galileo ci hanno descritto due mondi che per forza di cose
devono aver avuto un'evoluzione diversa in quel periodo di grandi
sconvolgimenti per tutto il sistema solare noto come
Late Heavy Bombardment, un'epoca compresa fra 3,9 e 3,8 miliardi di anni
fa, in cui il bombardamento planetesimale contro i neonati pianeti e
satelliti raggiunse l'apice.
Ad avanzare un convincente modello esplicativo delle differenze
strutturali fra Ganimede e Callisto sono un paio di ricercatori del
Southwest Research Institute di Boulder (Colorado), Amy Barr e Robin
Canup, che in un lavoro pubblicato su Nature Geoscience dello scorso 24
gennaio
interpretano le differenze fra i due
satelliti come dovute essenzialmente alla loro diversa distanza da
Giove.
Ques'ultimo, durante l'ultimo grande bombardamento asteroidale, a
causa della sua grande massa ha inevitabilmente attratto su di sé una
gran quantità di planetoidi, e pertanto più un satellite si trovava
vicino al pianeta e più alte erano le probabilità di essere centrato da
proiettili accelerati dal pianeta stesso, quindi con un'elevata energia
cinetica.
Poiché Ganimede orbita a circa 1 milione di km dal centro di Giove, contro i circa 1,9
milioni di km di Callisto, il primo è stato sicuramente più bombardato
del secondo e i numerosi e ripetuti impatti hanno finito con il
liquefare completamente la superficie composta di rocce e ghiacci,
separando i due elementi che alla fine si sono ben differenziati, con le
rocce che sono sprofondate a formare il nucleo e i ghiacci fusi che sono
rimasti all'esterno a formare la superficie, che si è ghiacciata non
appena il calore portato dagli impatti è venuto meno.
Su Callisto, invece, questo processo sarebbe stato meno efficiente,
producendo una separazione fra elementi pesanti e
leggeri molto meno marcata, tanto che ancor oggi sulla superficie di
questo satellite si riconoscono sia i materiali rocciosi sia il
ghiaccio, pur essendo il rapporto fra le due componenti circa paritaria
in entrambi i satelliti. Ora si tenterà di applicare il modello di Barr
e Canup anche ad altri sistemi di satelliti e si attenderanno verifiche
in situ da programmare nelle future missioni automatiche. |