Il pallore dei NEA


Sul numero di Nature del 21 gennaio è uscito un interessantissimo lavoro condotto da un gruppo di ricercatori capitanati da un grande esperto di asteroidi, Richard Binzel
. Nel lavoro si evidenzia e interpreta in maniera molto originale un fenomeno noto da tempo ma a cui nessuno era finora riuscito a dare la corretta interpretazione: quello degli asteroidi "pallidi", termine col quale si indica un ristretto numero di oggetti, apparteneneti alla classe dei Near-Earth Asteroids (piccoli asteroidi che giungono entro una cinquantina di milioni di km dal nostro pianeta), che mostrano una superficie di formazione relativamente recente.
Solitamente la superficie degli asteroidi appare moderatamente scura per l'azione del vento solare e per il depositarsi di polvere interplanetaria. Ve ne sono però almeno alcune decine decisamente più chiari della media, cosa difficile da spiegare senza ammettere un rivolgimento degli strati superficiali, capace di portare alla luce materiale "fresco", in grado di riflettere più efficacemente la luce solare di quanto non facciano i più vecchi ed esterni depositi di regolite (la fine polvere della superficie).
La spiegazione al fenomeno data da Binzel e colleghi è in sintesi la seguente: quando un NEA passa entro una certa distanza dalla Terra, le forze mareali di quest'ultima provocano degli scuotimenti nella struttura del piccolo asteroide, una specie di terremoto che fa rotolare massi, aprire crepe, rivoltare la regolite e forse riorganizzare l'intera struttura dell'oggetto, che sappiamo essere, il più delle volte, un aggregato di macerie raggruppate dalla semplice autogravitazione, e pertanto caratterizzato da una coesione relativamente debole.
Per dimostrare l'ipotesi, i ricercatori hanno analizzato un campione di 95 NEA, dei quali sono state ricostruite le orbite degli ultimi 500mila anni per stabilire quanto si sono avvicinati alla Terra. Ben 75 hanno mostrato di essere giunti più vicini della Luna e fra questi tutti i 20 "pallidi" del campione considerato. Questi ultimi, in particolare, hanno raggiunto i 16 raggi terrestri (circa 100mila km), limite che Binzel pone affinché possano manifestarsi rilevanti perturbazioni nella struttura asteroidale. Considerando che finora si riteneva che un sensibile scuotimento della piccola struttura poteva avvenire solo a distanze di 1-2 raggi terrestri, è evidente che il nuovo limite amplia notevolmente la zona d'influenza del nostro pianeta.
Ma c'è di più. Il gruppo di Binzel ha confermato che la composizione superficiale degli asteroidi "pallidi" corrisponde a quella dell'80% di tutte le meteoriti che piovono dal cielo. Ciò significa che quelle stesse meteoriti hanno altissime probabilità di essere il residuo rilasciato nello spazio dalla riorganizzazione della struttura, almeno superficiale, dei NEA. Il sospetto c'era, ma il meccanismo capace di strappare materiale dalle superfici era del tutto ignoto.
In conclusione, una scoperta che apre nuovi orizzonti nello studio dell'evoluzione degli asteroidi che ci interessano più da vicino.


Credit: MIT, Nature
 
    
Autore: Michele Ferrara