Le forme delle supernovae


Dallo studio di un campione di 17 residui di supernovae appartenenti alla nostra galassia e alla vicina Grande Nube di Magellano è emerso che la forma degli involucri di gas generati dalle esplosioni stellari è indicativa della causa delle esplosioni stesse.
Essenzialmente le supernovae si dividono in due grandi gruppi: quelle generate dall'esplosione di una nana bianca appesantita da materia proveniente da una compagna, e quelle generate dal collasso e successiva esplosione termonucleare di una massiccia stella singola. Nel primo caso la massa limite necessaria a innescare la supernova è ben determinata e le supernovae così originate sono molto simili fra loro sia per energia sia per luminosità, caratteristiche che vengono sfruttate dagli astrofisici per determinare le distanze delle galassie. La luminosità e l'energia in gioco nell'altro tipo di supernovae dipendono invece dalle masse coinvolte, che non sono note a priori con la stessa precisione.
Inneschi tanto diversi dovrebbero lasciare tracce diverse nei residui che testimoniano le esplosioni ed è proprio ciò che ha riscontrato un team di ricercatori impegnati nell'analisi di una serie di immagini ottenute attraverso il telescopio spaziale per raggi X Chandra: se ad esplodere è una nana bianca appesantita, il residuo sarà più simmetrico di quello lasciato dall'esplosione di una stella massiccia, e quindi la semplice osservazione della forma di un residuo può dirci di che tipo era il progenitore.
Per la verità, la componente statistica di questa ricerca non appare fortissima: il campione è limitato, contiene un'eccezione (
SNR 0548-70.4) e le differenze nelle simmetrie dei due gruppi di residui non sembrano nettissime. Ad esempio, sopra vediamo: a sinistra un residuo asimmetrico (G292) e a destra un residuo simmetrico (il residuo della supernova di Keplero)... serviranno certamente nuove osservazioni per confermare il tutto.


Credit: NASA/CXC/UCSC/L. Lopez et al.
 
    
Autore: Michele Ferrara