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L'interazione fra galassie, soprattutto all'interno di grandi ammassi,
porta spesso alla nascita di curiose strutture e scombussola la normale
evoluzione di taluni membri. Ne è un esempio NGC 2976, appartenente al
gruppo di M81, lontano 12 milioni di anni luce nella costellazione
dell'Orsa Maggiore. Risulta essere una galassia spirale, ma piuttosto
insolita: mostra un disco stellare, ma senza una chiara struttura a
bracci; ha una concentrazione centrale di gas, ma non il tipico bulge.
L'anomalia più evidente è però l'assenza di formazione stellare
nell'intera galassia, con la sola eccezione delle regioni centrali,
contrariamente a quanto avviene in una tipica spirale, dove le stelle
nascono con maggiore frequenza proprio nei bracci.
Gli addetti ai lavori avevano giustamente interpretato tali stranezze
come il risultato di una remota interazione fra galassie,
a seguito della quale NGC 2976 avrebbe perso gran parte del proprio gas
interstellare, tranne quello incanalato per effetto mareale proprio
verso il nucleo. Ma per dimostrare la teoria era necessario raccogliere
e analizzare la luce di un gran numero di singole stelle della galassia
in questione, per capire quanto sono vecchie, quanto sono grandi e come
sono distribuite.
L'impresa è riuscita al team dell'ACS
Nearby Galaxy Survey Treasury (ANGST) program, guidato da Julianne
Dalcanton della University of Washington, che utilizzando l'Hubble Space
Telescope ha potuto risolvere centinaia di migliaia di singole stelle
(foto in
alto), dal cui studio è
emerso che circa 500 milioni di anni fa una quantità di gas iniziò a
incanalarsi e precipitare verso il centro della galassia, innescandovi
la formazione di numerose nuove stelle, mentre, al contrario, in tutto
il resto della galassia la formazione stellare cessava perché il gas
rimanente (la maggior parte) veniva strappato da un'altra galassia
transitata a breve distanza.
La nascita di nuove stelle nelle regioni centrali ha poi ulteriormente
dissipato il gas interstellare, confinando i processi di formazione
attorno al core, in una regione ampia solo 5000 anni luce, dove si
prevede che continueranno per altri 500 milioni di anni.
Un'ulteriore conferma a questo quadro dinamico è venuta dal confronto
dell'immagine ottica con una mappa radio della distribuzione
dell'idrogeno neutro, che ne ha evidenziato la presenza solo attorno al
centro galattico, comprovando il burrascoso passato di
NGC 2976. |