Il primo arco coronale non solare


Nell'edizione odierna di Nature vengono annunciati i risultati di una ricerca che ha portato alla scoperta del primo arco coronale nell'atmosfera di una stella diversa dal Sole. Obiettivo della ricerca è Algol, la più celebre delle variabili ad eclisse, composta da una stella di tipo B8 e da una sub-gigante di tipo KIV. I due astri sono separati di appena 0,062 unità astronomiche e ruotano attorno al comune centro di massa in soli 2,86 giorni. Le intense forze mareali hanno sincronizzato rotazioni e rivoluzioni e sviluppato un potentissimo campo magnetico, circa 1000 volte più intenso di quello del Sole.
I modelli astrofisici che descrivono un simile quadro suggeriscono che eventuali strutture coronali paragonabili a quelle del Sole possono risultare assai amplificate nello spazio e nel tempo, e svilupparsi soprattutto dalla parte dove le due stelle "si guardano".
Per verificarne l'esistenza, un gruppo di ricercatori facenti capo alla University of Iowa e guidati da
W.M. Peterson e R.L. Mutel, hanno fatto ricorso ad una rete globale di radiotelescopi al fine di catturare con altissima risoluzione i segnali radio provenienti dal sistema di Algol e tramutarli, con laboriosissimi calcoli, in un'immagine più vicina all'esperienza quotidiana.
La registrazione dei segnali si è sviluppata su un periodo di 6 mesi e ha permesso di individuare una struttura permanente interpretabile come
plasma coronale confinato in un gigantesco arco, che poggia sulla stella KIV e punta verso la B8, e la cui ampiezza è paragonabile al diametro della stella da cui si irradia.
La natura persistente dell'arco suggerisce un'asimmetria stabile nel campo magnetico del sistema stellare e complessivamente le dimensioni riscontrate sono superiori a quelle previste, fatto interpretato come uno stiramento dovuto alle forze mareali.
Secondo i ricercatori coinvolti nella scoperta, lo studio di simili strutture attorno anche ad altre stelle potrà aiutarci a capire meglio il comportamento del nostro stesso Sole.


Credit: University of Iowa
 
    
Autore: Michele Ferrara