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Un nuovo periodo idrologico va ad inserirsi nell'Epoca Hesperiana (compresa fra le epoche Noachiana e Amazoniana) che per gli areologi segna il passaggio da un Marte geologicamente attivo e pesantemente bombardato da meteoriti e piccoli asteroidi, ad un Marte inerte, ghiacciato e desertico. E' il periodo dei laghi sciolti.
Finora era accettata l'ipotesi che durante l'Epoca Hesperiana, iniziata circa 3,5 miliardi di anni fa e dalla fine incerta (dipende dalle teorie considerate), ma collocabile attorno ai 2 miliardi di anni fa, la superficie marziana avesse visto concludersi le ultime attività geologiche, ghiacciarsi gli elementi volatili nel sottosuolo e in grandi bacini lacustri, e sublimare questi ultimi fino alla totale perdita di ghiaccio superficiale.
Ma un recente studio condotto sulle riprese fotografiche del Mars Reconnaissance Orbiter da ricercatori inglesi guidati da Nicholas Warner (Imperial College of London), e pubblicato su Geology del 4 gennaio, dimostra che i laghi di Marte non sono sublimati direttamente, bensì sono passati anche dallo stato liquido. Nelle riprese della MRO si notano infatti dei canali sinuosi che collegano ampie depressioni situate ad altezze diverse, segno evidente del fatto che dell'acqua (altri liquidi sono molto meno probabili) è fluita attraverso quei condotti. Parecchie di tali depressioni interconnesse, ampie tipicamente poche decine di chilometri, appaiono disseminate lungo le regioni equatoriali, ovvero quelle dove maggiore era la probabilità di avere acqua liquida.
Quelle stesse depressioni erano state finora interpretate come cedimenti del terreno dovuti alla perdita per sublimazione del ghiaccio frammisto a terreno (permafrost), quindi al venir meno di un elemento capace di sostenere strati più superficiali, ma ora sappiamo che si tratta di laghi prosciugati.
Secondo Warner e colleghi, dunque, Marte ha avuto un periodo caldo successivo al raffreddamento previsto per l'Epoca Hesperiana, probabilmente dovuto al risveglio di vulcani, o forse anche a impatti meteoritici o a variazioni orbitali. Fatto sta che l'atmosfera del pianeta deve essersi ispessita, favorendo un complessivo riscaldamento, che può allungare anche di 1 miliardo di anni il periodo in cui su Marte si sono avute condizioni favorevoli alla nascita di una forma, almeno microbica, di vita.
Potrà essere pertanto prioritario, per i futuri robot, andare a scavare proprio all'interno degli ultimi laghi marziani.


Credit: NASA/JPL/Imperial College of London
 
    
Autore: Michele Ferrara