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La presenza delle stelle massicce
(almeno 8-10 volte la massa del Sole) influenza notevolmente l'ambiente
che le circonda, e la loro presenza, per quanto rara, arriva a
influenzare l'evoluzione della galassia che le contiene, sia perché i
poderosi venti che le caratterizzano possono a loro volta favorire la
formazione i nuove stelle, sia perché al termine della loro esistenza
arricchiscono il mezzo interstellare di elementi chimici pesanti. Per
questi motivi e per le rilevanti differenze fisiche fra stelle massicce
e stelle di tipo solare (e anche più piccole) si era finora ritenuto che la
loro nascita potesse seguire percorsi in qualche modo diversi. In particolare,
la turbolenza di quelle massicce avrebbe reso secondari gli effetti di
un eventuale campo magnetico protostellare, che invece sono rilevanti
nel modellamento delle stelle più piccole.
Ma ecco che lo studio radiotelescopico della regione di
formazione stellare Cepheus A, distante 2300 anni luce, evidenzia per il nucleo di condensazione HW2
(una massiccia protostella il cui disco di accrescimento si estende in
uno spazio grande 10 volte il nostro sistema solare) un campo magnetico con una struttura ben
precisa, del tutto paragonabile a quella che il modelli teorici
prevedono per stelle di piccola taglia. Gli astronomi autori della
ricerca, guidati da Wouter Vlemmings, della Bonn University, hanno
utilizzato la rete di radiotelescopi MERLIN (centrata sul
Jodrell Bank Observatory) per raccogliere il segnale proveniente dalle
molecole di metanolo che circondano HW2. Elaborando opportunamente il
segnale è stato possibile realizzare una mappa in 3D che evidenzia come
la materia che concorre a formare HW2 sia in realtà regolata dall'azione
delle linee di forza di un campo magnetico.
Non sembrano dunque esserci rilevanti differenze nei processi che
portano alla formazione di stelle di taglia solare e di stelle massicce. |