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Da decenni gli scienziati stanno cercando
di scovare l'elemento che compone la cosiddetta materia oscura. Come
noto, la velocità di rotazione delle galassie e i moti che queste
descrivono all'interno degli ammassi non possono essere spiegati
attraverso la sola forza gravitazionale della materia che i nostri
strumenti ci permetto di individuare lungo tutto lo spettro
elettromagnetico. C'è qualcos'altro di invisibile che contribuisce col
suo "peso" ad accelerare quei movimenti e a mantenerli in essere, una
qualche forma di materia la cui composizione ci è però ignota, poiché non
emette né assorbe luce, e quindi non possiamo di fatto analizzarla
direttamente.
Numerose le teorie che propongono le soluzioni più diverse per la materia
oscura, e fra di esse quella che la vede costituita di particelle
massicce quanto un nucleo atomico, interagenti con la materia ordinaria
solo attraverso la forza nucleare debole e la gravità, e aventi, in
sostanza, caratteristiche per certi versi simili a quelle dei neutrini, dai quali
si differenziano principalmente per la massa ben più rilevante e per il
moto ben più lento.
Tali particelle ipotetiche sono state denominate WIMP (da Weakly Interacting Massive
Particles) e se costituissero tutta la materia oscura rappresenterebbero
il 23% della massa totale dell'universo, una percentuale rilevantissima
che ben giustifica gli annosi sforzi degli scienziati impegnati nella
ricerca di queste fantomatiche particelle.
Ma potremmo essere ad una svolta, almeno stando ai risultati presentati
su Science Express da un gruppo di ricercatori della University of Florida,
che per una decina di anni hanno cacciato le WIMP con un rivelatore
sotterraneo, costituito essenzialmente di dischetti di germanio e
silicio, raffreddatti a temperature prossime allo zero assoluto, i cui
atomi, in caso di interazione con le WIMP, rilasciano una debolissima
energia che può essere registrata. Sembra essere questo l'unico modo per
capire se quelle particelle esistono: aspettare che collidano con un
atomo, trasferendogli dell'energia che poi l'atomo rilascia, ovviamente
in quantità ben precise e previste dalla teoria. E proprio con questo
sistema 2 WIMP sarebbero già state individuate, ma i ricercatori
coinvolti sono i primi a dimostrarsi prudenti, perché la probabilità che
possa trattarsi di rumore di fondo e quindi di falsi segnali è
dell'ordine del 25%, troppo per una statistica così esigua, occorre
registrare altri segnali simili. Nondimeno, questo minimo campione
consentirà nel prossimo futuro ricerche più mirate e gli addetti ai
lavori confidano nella possibilità di scoprire con certezza le WIMP
entro cinque anni. |