Spin retrogradi nel cuore degli
AGN


Sul numero di Astrophysical Journal del 10 febbraio è stata pubblicata un'interessantissima teoria che fornisce una spiegazione alla presenza dei giganteschi getti di materia che alcuni nuclei galattici attivi (AGN) lanciano nello spazio intergalattico.
Il fenomeno AGN è prodotto da giganteschi buchi neri (da 1 milione a 1 miliardo di volte la massa del Sole), residenti al centro delle galassie, che influenzando una gran quantità di materia, entrata nel loro raggio d'azione sottoforma di disco di accrescimento, producono enormi quantità di energia.
Il 10% degli AGN possiede getti di plasma (gas ionizzato) che si irradiano perpendicolarmente al piano di accrescimento del buco nero (la foto è un esempio). Dunque, del materiale estremamente caldo che, soprattutto negli ammassi di galassie particolarmente affollati, finisce per interferire con la formazione stellare, provocando il riscaldamento di quel gas molecolare più freddo che è alla base dell'accrescimento delle protostelle.
Meno dimostrabile delle conseguenze dei getti è il fenomeno fisico che li genera, ma ora Dan Evans (del Massachusetts Insitute of Technology) e alcuni suoi colleghi, firmatari dell'articolo apparso su ApJ, propogono un'interpretazione brillante: il disco di accrescimento che alimenta i buchi neri supermassicci attorno ai quali si sviluppano i getti è interrotto proprio in prossimità dell'orizzonte degli eventi, il limite oltre il quale nulla riesce più a sfuggire dalla morsa di quei mostri gravitazionali.
Un'interruzione in quella posizione favorisce l'accumularsi dei campi magnetici trasportati dalla materia, e dunque l'energia necessaria ad innescare l'espulsione di plasma attraverso i getti.
A provocare l'interruzione fra disco e buco nero sarebbe la rotazione retrograda di quest'ultimo rispetto alla direzione di rivoluzione del primo, situazione prevista dalla Relatività Generale di Einstein. Per dimostrarlo, Evans e colleghi hanno focalizzato la loro attenzione su una particolare caratteristica del sistema disco-buco nero: esternamente al disco è prevista l'esistenza di una sorta di atmosfera, detta corona, che assorbe e irradia la luce proveniente dal disco stesso; la gran parte dell'irradiazione è verso l'esterno, ed è la luce che vediamo come AGN, ma una parte residua punta verso le regioni più interne del disco, quelle "a contatto" col buco nero, e viene a sua volta reirradiata. Le due componenti luminose sono ben disinguibili all'analisi spettroscopica. Ma in un caso ben preciso di AGN (e quindi buco nero) con getti, quello di 3C 33, lontano 800 milioni di anni luce, la seconda componente è assente, e pertanto è assente anche la struttura che la genera. E' la prova che buco nero e disco di accrescimento possono ruotare in direzioni opposte.
Questo tipo di ricerca è estremamente difficoltosa e dunque non è cosa semplice andare a verificare la stessa situazione per tutti gli AGN con getti, ma è comunque ciò che il team di Evans farà nel prossimo anno, in attesa che nel 2011 entri in azione il Nuclear Spectroscopic Telescope Array (NuSTAR) della NASA, un osservtorio orbitante, abbondantemente in grado di dare una conferma definitiva.


Credit: MIT; composite images: ESO/WFI (Optical); MPIfR/ESO/APEX/A.Weiss et al. (Submillimetre); NASA/CXC/CfA/R.Kraft et al. (X-ray).
 
    
Autore: Michele Ferrara