Magnitudini: è tutto
da rifare!


Sono oltre duemila anni che utilizziamo la medesima scala delle grandezze stellari e sono passati oltre trent'anni dagli ultimi lavori scientifici volti a calibrare con precisione la luminosità di quella manciata di stelle di riferimento da cui dipendono tutte le distanze che misuriamo nell'universo e quindi la scala del tutto.
Il progresso tecnologico-informatico applicato all'astronomia, e le variabili che esso ha introdotto nella misura della luminosità degli astri, ha finito col generare una giungla di misurazioni tanto precise quanto diverse fra loro, vuoi per l'assenza di uno standard capace di uniformare le varie tecniche impiegate nelle misurazioni (dal suolo e dallo spazio), vuoi perché la luminosità delle poche stelle di riferimento da cui tutto è partito è nota con troppa approssimazione.
Ne consegue che tutte le magnitudini finora calcolate sono sì sufficientemente precise per gli scopi che ci si era proposti, ma decisamente approssimative quando i valori ricavati servono a indagare fenomeni dove anche un finora insignificante decimale diventa determinante. E' il caso dell'energia oscura, una presenza non meglio identificata che sembra causare un'espansione accelerata dell'universo: è reale o si tratta piuttosto di un artefatto introdotto dal nostro modo di misurare le distanze cosmologiche, basandoci su una scala le cui fondamenta poggiano su stime approssimative di poche e vicinissime stelle? Per discriminare fra le due possibilità è indispensabile misurare con estrema precisione la luminosità e quindi la distanza delle supernovae di tipo Ia, quelle che al massimo di luminosità raggiungono tutte la stessa magnitudine e le cui apparenti differenze sono direttamente proporzionali alle distanza.
Serve dunque un metro estremamente preciso, ed ecco la pianificazione da parte della NASA di Absolute Color Calibration Experiment for Standard Stars (ACCESS), una particolare missione volta a misurare con una precisione senza precedenti le luminosità di Sirio, di Vega e di poche altre stelle molto più deboli. ACCESS consiste in un telescopio che sarà lanciato entro un paio di anni e che descriverà quattro insolite suborbite, che lo porteranno solo per brevi tratti nello spazio esterno, dove ogni volta e per pochi minuti potrà effettuare le sue misurazioni con una precisione migliore di 1 centesimo di magnitudine. I valori così ottenuti serviranno a calibrare tutti gli altri strumenti e la scala dell'intrero universo diverrà rapidamente più precisa.
Fra i ricercatori impegnati nella missione ACCESS troviamo Adam Riess (Johns Hopkins University) uno degli scopritori dell'energia oscura.


Credit: NASA, Johns Hopkins University
 
    
Autore: Michele Ferrara