L'universo ha 13,75 miliardi di anni


L'età dell'universo è stata nuovamente ritoccata e ormai i margini di errore sono veramente minimi: 13,75 miliardi di anni, più o meno 0,11 miliardi di anni. L'incertezza corrisponde a possibili irregolarità strumentali e minimi errori di calcolo, ma il 13,75 potrebbe anche essere un valore preciso al centesimo.
A questo valore è arrivato il team di ricercatori impegnato nella riduzione dei dati provenienti dal Wilkinson Microwave Anisotropy Probe (WMAP), un satellite dedicato alla mappatura della radiazione cosmica di fondo (CMB), un debolissimo segnale che rappresenta il residuo di tutta l'energia liberata dal Big Bang.
La CMB non è perfettamente uniforme in ogni direzioni si osservi, presenta anzi delle disomogeneità, dette anisotropie, e proprio dall'analisi di tali disomogeneità è possibile ricostruire il comportamento della materia subito dopo il Big Bang. In particolare, proprio a 13,75 miliardi di anni fa corrisponde il più remoto segnale dell'elio rilevato nella CMB, elemento che si ritiene essersi formato a ridosso della fase inflazionaria (o inflattiva), un brevissimo periodo di eccezionale espansione che includeva in embrione quelle disomogeneità che a lungo andare avrebbero portato alla struttura dell'universo che oggi conosciamo e le cui "impronte fossili" sono appunto nascoste nella CMB.
Oltre ad aver fornito elementi per determinare con esattezza l'età dell'universo, WMAP ha pure dimostrato che l'elio rilevato fu generato esattamente nelle quantità previste dalla teoria. Inoltre, l'analisi della fluttuazione del segnale della CMB tende a confermare la stessa fase inflazionaria e fornisce evidenze dell'esistenza già in quel frangente della misteriosa energia oscura, che si ritiene permei l'intero universo e sia la causa della sua espansione accelerata.
Ma i dati di WMAP non si limitano solo a dare importanti conferme, lanciano altresì una sfida ai teorici: la quantità di radiazione cosmica di fondo in prossimità degli ammassi di galassie è più alta di quanto previsto. Era infatti opinione comune che interagendo con quelle strutture i fotoni della CMB dovessero essere "energizzati" e quindi resi visibili al di fuori delle microonde, e invece continuano ad abbondare alle consuete lunghezze d'onda, fatto che gli attuali modelli teorici non sanno spiegare.
Purtroppo, proprio nel prossimo autunno WMAP giungerà al termine della sua quasi decennale missione, ma le informazioni che ha finora raccolto sull'origine dell'universo daranno sicuramente parecchio lavoro per gli anni a venire.


Credit: NASA, WMAP team
 
    
Autore: Michele Ferrara