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La NASA ha appena rilasciato le più dettagliate immagini
della superficie di Plutone mai viste finora. Si tratta essenzialmente
di mappe dell'albedo dell'intera superficie, create elaborando una
gran quantità di immagini ottenute negli ultimi decenni, soprattutto dal
telescopio spaziale Hubble.
Per la sua grande distanza e per sue ridotte dimensioni, Plutone copre
pochi pixel anche sui sensori dell'HST, ed è stato necessario creare
algoritmi ad hoc per passare da quelle piccole immagini confuse alle
mappe qui presentate. Le difficoltà di un simili lavoro sono ben
riassunte dal suo stesso autore,
Marc
Buie, del Southwest Research Institute (Boulder, Colorado), principal
investigator del team che pubblicherà i risultati ufficiali in marzo sull'Astronomical Journal:
"Per essere portata a termine, la nostra ricerca ha richiesto 4 anni di
lavoro e 20 computer simultaneamente e continuamente operativi".
Una mappatura così estesa nel tempo ha consentito di riconoscere
variazioni di albedo dovute a cambiamenti stagionali, che appaiono
piuttosto asimmetrici a causa dell'anomala orbita di Plutone. In particolare si è
notato un significativo arrossamento della superficie allorché la stagione "calda"
avanzava nell'emisfero nord, probabile conseguenza della sublimazione di
ghiacci nel polo illuminato (e quindi a noi visibile), con trasferimento
dei gas verso l'altro polo. Questo fenomeno stagionale è durato un paio
d'anni fra il 2000 e il 2002, e ha portato temporaneamente la massa
dell'atmosfera a raddoppiare rispetto al decennio precedente.
Buie e colleghi ritengono che a sublimare sia principalmente il ghiaccio
di azoto, ma anche il metano e il carbonio sembrano avere un ruolo
rilevante, almeno nelle variazioni di albedo, quando risultano esposti alla radiazione ultravioletta proveniente dal
Sole.
Riuscire a interpretare correttamente la distribuzione delle
conformazioni superficiali e la loro reale luminosità è fondamentale in
vista del flyby che la sonda New Horizons effettuerà nel 2015. Infatti
il suo passaggio in prossimità di Plutone e dei suoi satelliti sarà così
rapido che non ci sarà alcuna possibilità per i tecnici a terra di
riprogrammare i target da fotografare e nemmeno di reimpostare i tempi
di esposizione. La buona riuscita di quell'attesissima missione dipenderà
dunque da quanto sapremo di Plutone prima del 2015, e non a caso Buie
sta già pianificando di impiegare per ulteriori riprese del pianeta la nuova Wide Field Camera 3
dell'Hubble, nel tentativo di migliorare l'attuale risoluzione
superficiale, che è stimabile in alcune centinaia di km, ancora scarsa,
dunque, ma sufficiente per consentire l'individuazione di una chiazza
particolarmente brillante (attorno ai 180° di longitudine), che
all'analisi spettrale è risultata composta di ghiaccio di monossido di
carbonio. Sarà questa, sicuramente, una delle regioni che New Horizons
non mancherà di esaminare. |