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Il 13 novembre la sonda Rosetta
ha effettuato l’ultimo di tre gravity assist con la Terra e si è così
immessa nella traiettoria che la porterà a visitare prima l’asteroide
(21) Lutetia, nell’estate del 2010, e poi la cometa
67P/Churyumov-Gerasimenko nel 2014. Ma di per
sé questa non è una notizia. Il vero motivo per cui questo passaggio
della sonda Rosetta è degno di interesse va ricercato nel fatto che
l’analisi delle misure ricavate sulla sua velocità, prima e soprattutto
dopo il flyby, potrebbe finalmente consentire al mondo scientifico di
far luce su un vero e proprio mistero che da una ventina d’anni
arrovella le menti degli addetti ai lavori, ovvero quelle differenze di
velocità, in meno o in più rispetto al valore previsto da accuratissimi
calcoli, palesate da varie sonde che hanno usufruito nel passato del
gravity assist con la Terra. Si tratta di differenze infinitesime ma pur
sempre misurabili e discriminabili da qualunque errore strumentale. Per
fare degli esempi, la sonda Galileo mostrò nel 1990 un’accelerazione
inattesa di 3,9 mm/s; la NEAR nel 1998 di 13,0 mm/s; al contrario
nessuna significativa variazione imprevista fu registrata dopo i flyby
della Cassini e della MESSENGER. Anomalie simili (però negative) erano
già state verificate per le sonde Pioneer 10 e 11, anche se in contesti
diversi, ma in ogni caso non c’è ancora una spiegazione e quindi nemmeno
la possibilità di prevedere se e di quanto risulterà accelerato o
decelerato il moto della Rosetta dopo il passaggio odierno, ovviamente
al di là di quella che è l’accelerazione prevista dai calcoli. Tuttavia,
a differenza di occasioni precedenti, questa volta sono impegnati nelle
misure una gran quantità di radiotelescopi, tutti al meglio delle loro
potenzialità, e gli scienziati coinvolti nelle misurazioni confidano
nella possibilità di raccogliere indizi sufficienti a risolvere il
problema. Fra le varie soluzioni finora avanzate (escludendo chiaramente
errori strumentali e problemi al software) troviamo riferimenti a
sconosciuti effetti indotti dalle forze mareali terrestri, dal
frenamento atmosferico, dalla pressione di radiazione del nostro
pianeta, e si arriva a tirare in ballo materia oscura, energia oscura e
addirittura anomalie spazio-temporali generate dalla rotazione
terrestre. E’ quindi comprensibile l’elevato livello di attenzione che è
stato dato a quest’ultimo passaggio della sonda Rosetta. Un interesse
che va ben al di là della notizia in sé…
Per
dovere di cronaca, la foto sopra riportata è stata ottenuta il 12
novembre dall’Optical, Spectroscopic and Infrared Remote Imaging System
della Rosetta, e mostra la regione antartica della Terra (la macchia più
chiara in basso). |